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Il mio essere padre – Andrea Michelori

Vita da papà

Il mio essere padre – Andrea Michelori

Diego Feb 2
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Andrea Michelori è un cestista italiano, che gioca come ala grande o centro.
La sua carriera è iniziata all’Olimpia Milano, con cui ha giocato nella massima serie dal 1996 al 2002. Durante questo periodo vinse con la Nazionale italiana il bronzo ai Giochi del Mediterraneo del 2001.
Dopo un biennio alla Pallacanestro Biella, nelle stagioni 2004-06 giocò nella Pallacanestro Cantù, poi due anni nella Virtus Bologna, quindi nella Juvecaserta, ricoprendo il ruolo di ala.
Sempre nel 2006 egli fece parte della nazionale italiana di pallacanestro, con cui partecipò ai mondiali di basket.
Nell’estate del 2010 il cestista firma il contratto che lo lega alla Mens Sana Siena, dove in due anni vince due campionati, due Coppe Italia e due Supercoppe Italiane. Grazie alla sua dedizione in difesa e il suo spirito combattivo, Michelori risulta essere uno dei beniamini dei tifosi. 
Il 27 luglio 2012 torna alla Juvecaserta rimanendovi fino al 2015, anno in cui scende in Serie A2 alla Scaligera Verona.
Attualmente gioca per la Virtus Bologna.


Sei uno dei giocatori italiani più famosi, hai giocato anche i mondiali e quindi sei abituato alle emozioni forti. Che emozione hai provato la prima volta che hai preso in braccio sua figlia?

Beh, direi che l’aver giocato manifestazioni importanti come il mondiale sicuramente non è paragonabile ad avere una famiglia con dei figli, quindi sono emozioni importanti ma completamente differenti. L’essere diventato un giocatore di alti livelli è un obiettivo che ho raggiunto in modo un po’ inaspettato. La famiglia è una cosa che ti aspetti fin da bambino, da ragazzo sai che un giorno formerai una famiglia, mentre la pallacanestro è venuta poco alla volta. All’inizio era solo un divertimento, poi successivamente ho cominciato a crederci, impegnandomi seriamente in campo e raggiungendo degli obiettivi. Quando ho preso in braccio per la prima volta mia figlia è stata un’emozione immensa, un’emozione completamente diversa, l’emozione di avere raggiunto un obiettivo, un traguardo, qualcosa che desideravo tantissimo e che mi ha molto responsabilizzato perché poi da lì sarebbe cominciato un impegno importante e doveroso, ovvero quello di crescere al meglio la mia bambina.

Se i tuoi figli volessero giocare a basket li incoraggeresti?

Mio figlio Matteo gioca già tanto a basket perché è una sua passione e gli è sempre piaciuto. L’incoraggerei a giocare a basket così come se volessero giocare a calcio. Ovviamente sono liberi di poter fare quello che più gli piace. Certo la pallacanestro oggi in Italia con tutti questi stranieri è un po’ più difficile e meno interessanti rispetto a quando ho cominciato io, ma facciano quello che vogliono e se potrò dargli una mano, lo farò molto volentieri.

E’ difficile per uno sportivo professionista bilanciare lavoro e famiglia?

Per uno sportivo non è difficilissimo bilanciare gli impegni di lavoro e famiglia, a meno che non si giochino le coppe, che nel caso di un giocatore di pallacanestro significa due impegni a settimana più i viaggi, che è quindi una cosa che ti fa stare a casa davvero poco. Invece se non ci sono le coppe sei in famiglia molto spesso, quando ci sono due allenamenti al giorno hai la possibilità di essere a casa sia a pranzo che a cena. I bambini inoltre vanno a scuola quindi ho la possibilità di vedere i miei figli non meno di un padre che fa un lavoro normale, anzi a volte sono anche più fortunato.

Quali sono i valori fondamentali che tu e tua moglie volete inculcare ai vostri figli?

La Famiglia Michelori
Beh direi che come tutti i genitori, cerchiamo di educare i nostri figli nel modo migliore. Purtroppo loro qualche volta hanno la meglio tra capricci e pianti, ma noi cerchiamo di fare sempre del nostro meglio. Però pensiamo di essere dei buoni genitori. A volte vediamo famiglie che hanno dei figli buonissimi, i nostri sono vivaci ma fa parte del loro modo di essere. Cerchiamo di educarli al rispetto verso le altre persone e soprattutto al fatto di non essere aggressivi o violenti. Magari qualche volta è capitato che abbiano dato uno schiaffo a qualcuno ma lo hanno fatto perché non avevano idea di ciò che stessero facendo. Il rimprovero ci vuole e bisogna farsi valere, non troppo spesso e magari cercando di evitare gli schiaffi o le sculacciate che è una cosa che non ci piace. Poi la scuola sicuramente aiuta molto, ma pensiamo di essere dei normalissimi genitori come tutti gli altri.


Che consigli hai per i neo papà?

Ai neo papà dico di vivere al meglio questa esperienza. Ci sono nove mesi per prepararsi e in questi nove mesi si riesce a digerire, a “smaltire il colpo”. Però la cosa che più consiglierei è di non essere troppo apprensivi se il bambino si ammala, se cade e si sbuccia il ginocchio, sono esperienze normali che abbiamo fatto anche noi da piccoli ed è giusto che le facciano anche i nostri figli. Adesso si parla tanto dei vaccini, c’è chi dice che non bisogna farli perché fanno male. Noi ci siamo sempre vaccinati e siamo cresciuti abbastanza bene, non vedo tutti questi problemi che sono venuti fuori in tutti questi anni. Bisogna far vivere ai nostri figli la stessa vita che abbiamo vissuto noi, non penso ci sia tanta differenza. Godetevi questo momento assieme alla vostra compagna, cercando di andare sempre d’accordo (e in caso contrario, non farlo vedere ai propri figli). Scusami ma sono più bravo quando si parla di basket.

Ok parliamo di basket. Ti ricordi l’emozione della tua partita d’esordio con l’Olimpia nel 96? Ti va di raccontarmelo?

Il mio esordio, ricordo che ero il mio ultimo anno nelle giovanili. Entrai in campo perché c’erano dei problemi di falli e mi ritrovai in questa partita importantissima, erano dei quarti di finale di Eurolega contro Lubiana.
Insomma ero un po’ agitato, tutti cercavano di tranquillizzarmi dicendomi “Gioca come se fossi nelle giovanili”, ma non era così. C’era un sacco di pubblico, in molti speravano che non facessi danni, giocai 4,5 minuti. Non segnai ma la mia soddisfazione più grande fu che entrai sul + 1 ed uscì mantenendo lo stesso scarto. Quella è stata la mia “consolazione”, anzi la mia felicità in quel momento, insomma una grande emozione. L’anno dopo sono entrato in serie A1 come giocatore professionista, quindi ho dovuto farci l’abitudine anche se non c’era più l’Eurolega. E’ stata una bella cavalcata che mi ha portato con quest’anno a giocare 21 stagioni, 19 in A1 e 2 in A2.

A Siena hai vinto 2 Campionati, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane. Quali sono i pensieri che passano nella testa di un giocatore quando si vince così tanto in così poco tempo?

C’è molta soddisfazione, perché ho avuto la sensazione che finalmente tutto il lavoro fatto fino a quel momento, gli allenamenti e tutti i sacrifici alla fine hanno portato dei risultati. Risultati che ho ottenuto a Siena, la società che in quel momento in Italia era la più blasonata, più forte. Ero arrivato lì che Siena aveva già vinto tanto e avevo un po’ di ansia sul fatto che la squadra col mio arrivo non potesse ripetersi, invece siamo riusciti a fare altrettanto bene, quindi la striscia positiva è proseguita. Sono molto orgoglioso di aver fatto quei due anni lì, non ero un giocatore protagonista da 20 – 25 minuti, ma in quei 10 – 12 minuti in campo mi sono sempre fatto rispettare. Penso di aver dato il mio contributo, non magari grandissimo ma comunque un contributo importante.

Chi è l’avversario più forte che hai incontrato nella tua carriera?

Ai mondiali del 2006 abbiamo incontrato gli USA e il più forte di quella squadra era sicuramente LeBron James. Anche fisicamente è stato il giocatore più importante, devastante. Poi quando ero ragazzino ammiravo tantissimo i giocatori della Ex Jugoslavia, ora Serbia, come DanilovićBodirogaĐorđević, non avevano la fisicità di LeBron James ma avevano una classe sopraffina che solo a guardarli mi facevano impazzire.

Ritorniamo alla paternità, tu sei conosciuto come “il Guerriero” per tutta la carica e la forza che metti su ogni pallone. Quanta
energia metti nel tuo modo di essere padre?

Quando gioco metto tanta energia anche perché so che è una mia qualità e cerco di sopperire magari a qualche mio piccolo difetto o limite mettendo più energia e questa è stata una cosa importante nella mia carriera. Con i miei figli può capitare a volte che io sia un po’ stanco, che abbia poca voglia di giocare ma mi faccio forza, ovviamente non è che sia uno sforzo grandissimo, però potrei magari lasciarmi prendere dalla pigrizia e invece cero comunque di essere utile, di portare i figli fuori a giocare. Magari a volte la mattina sono stanco ma li accompagno comunque a scuola, sono piccoli sforzi, piccoli sacrifici che pensano facciano tutti i padri. Sono un papà che cerca di aiutare la famiglia e di dedicarsi anche ai figli, li ho voluti, sono orgoglioso di averli, sono orgoglioso di loro e faccio quello che è giusto fare.

Chi è più “papone” dei tuoi figli?

Direi senza dubbio mio figlia Camilla.

Qual è il film o il cartone che più ti piace guardare assieme ai tuoi figli?

Accetto un po’ tutto purché stiano buoni. Mia figlia Camilla ha avuto un amore folle per Frozen, adesso si  è un po’ stufata ma comunque abbiamo vestiti, coperte, un po’ tutto di Frozen. Mio figlio invece ha preso questa cotta per L’Era Glaciale che anche io guardo volentieri. L’importante è che stiano tranquilli, visto che sono molto vivaci e a casa fanno fatica a stare fermi, ma quando guardano questi cartoni, si mettono sul divano belli sereni e siamo tutti contenti.

C’è invece una canzone preferita che tutti vi piace cantare e ballare tutti assieme?

La canzone che più ascoltiamo in macchina è Aeroplano degli 883. Una canzone allegra e simpatica, la preferita dei miei bimbi.

Qual è per voi la vacanza perfetta in famiglia?

Al mare in un villaggio vacanze adatto per bambini.

Cosa vuoi fare da grande?

Non ne ho idea.

Non hai un sogno che vorresti realizzare?

Ho realizzato già quello che volevo, ovvero essere orgoglioso di me in campo lavorativo e con la pallacanestro l’ho fatto. Ho una bella famiglia, due figli, un maschio e una femmina, una moglie stupenda (dice lei) e poi mi piacerebbe aprire uno stabilimento balneare in Versilia, però ci vogliono troppi soldi e non ne ho fatti abbastanza. Al momento non ho altri desideri.

Tra tutte le città in cui hai giocato, dove ti sei sentito più amato e dove ti piacerebbe vivere in futuro?

Beh per il futuro, ho comprato casa a Milano. Sono nato e cresciuto lì, ho gli amici lì e dopo tanti anni che sono stato in giro, mi manca! Tra i posti in cui mi sono trovato meglio metterei Caserta e Cantù. Cantù perché era un paese piccolo vicino casa dove la tifoseria era calda ed emozionante. A Caserta ho fatto cinque anni nei quali la gente mi ha sempre apprezzato per l’impegno che ci mettevo e poi è gente molto calda e tu che sei napoletano lo sai meglio di me. Mi hanno sempre manifestato il loro affetto e quindi questo è stato uno dei motivi per cui sono tornato a Caserta molto volentieri. Diciamo che queste sicuramente sono le annate della mia carriera che ricordo con maggior piacere.




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