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I Consigli del Dottor Montini: Aiuto, mio figlio non si ferma mai!

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I Consigli del Dottor Montini: Aiuto, mio figlio non si ferma mai!

Diego Dic 12
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Tratto dalla Pagina Facebook del Dottor Tommaso Montini, postato Martedì 6 ottobre 2015 (clicca sulla data per leggere il post originale).

“Caro Dott. Montini
Le vorrei parlare del mio terzo figlio di due anni che ha una sorella di 17 anni ed un fratello di quasi 11 anni.
E’ arrivato nella nostra famiglia in un momento molto difficile. Mia suocera è morta dopo tre mesi dalla sua nascita, avevo problemi di lavoro e non ho potuto godere di permessi di maternità.
Sono sempre sola, i nonni sono lontani, mio marito esce alle 6 e rientra alle 21.
Nonostante questo quadro, a parte qualche sporadico attacco d’ansia nei primi tempi, io ho aspettato questo terzo bambino trepidamente, con tanto amore e tranquillità: è stato un grande regalo per me ed il resto della famiglia.
E’ sempre stato un bambino irrequieto; i primi mesi aveva risvegli notturni ogni ora, di giorno stava pochissimo nella carrozzina o nella sdraietta perchè piangeva, e piangeva anche subito dopo aver mangiato, dopo essere stato pulito e cambiato, insomma, non ho mai capito l’origine dei suoi pianti inconsolabili. Io so che ho provato di tutto, e soprattutto gli ho fatto tante tante coccole.
Piano piano le cose sono migliorate, la notte ha cominciato a regolarizzarsi un pò di più, il ciuccio ci ha aiutati molto e al compimento del 1° anno ha cominciato il “santo asilo nido”.
Quì ha imparato regole che con me non segue, ad esempio stare a tavola per tutto il tempo, a dormire da solo senza capricci, a mettere a posto i giochi. So che in questo ho colpa io o i fratelli che magari lo viziano un pò.
Ma quello che mi preoccupa di più è che non sta mai fermo. La sua è ancora quella irrequietezza che aveva nei primi mesi di vita, quando davamo la colpa al latte materno che forse scarseggiava, ai dentini, al sonno, alla fame… insomma, è rimasto un bimbo che deve in continuazione sperimentare, agire, e soprattutto NON MI ASCOLTA.
Raramente si ferma, solamente quando è molto stanco.
Le tate al nido dicono che è solo un bambino un pò più vivace… ma sarà un bambino vivace ma felice? Non è che gli manca qualcosa che non gli sto dando io e vuole attirare l’attenzione???
Mi scusi dottore per la prolissità e grazie se mi vorrà e potrà rispondermi.

Cara Signora
La sua è una delle tante storie che colpiscono. Storie di mamme eroiche, sole, che fanno cose straordinarie!
E difficile per me fare il “bravo pediatra” comodamente seduto in poltrona, che emette la “sentenza”: “forse c’è tensione in casa… forse la sua stanchezza… forse il papà non c’è…”
Se fossi in lei e mi arrivassero “diagnosi” di questo tipo mi “manderei a quel paese” con un “grazie, ci voleva lui per scoprire l’America!”
Rinuncio perciò a qualsiasi diagnosi. Non sono nemmeno uno psicologo, figuriamoci se potrei dire qualcosa di sensato!
Però qualcosa vorrei dirla lo stesso. Lo prenda solo come il parere di un vecchio amico lontano.
La vivacità è un segno di buona salute.
L’eccessiva vivacità, l’iperattività, può essere anche una malattia.
Si è visto inoltre che c’è una relazione tra iperattività e coloranti (quanti succhi di frutta al giorno?) e iperattività ed eccitanti come la caffeina (quanta coca cola?).
Molto spesso però l’eccitazione è solo un segno di instabilità emotiva e richiesta di attenzione.
Mi colpisce la storia di quando era piccolo e “piangeva sempre”.
Che fare? Molto dipende da noi grandi. Dalle nostre facce. Da quanto siamo capaci di dare al bambino la percezione di una “base sicura”.
Sorella di 17 anni significa battaglie per tornare tardi la sera, fidanzati, conflitti per un tatuaggio, o un percing… ecc…
Papà che lavora dalle 6 alle 21 significa papà stanco.
Significa però un pò anche mamma arrabbiata, perchè è stata sola tutto il giorno…
Significa forse difficoltà…
Le cose che minano la “base sicura” possono essere davvero tante.
Quello che entra nel bambino è molto difficile da decifrare.
A scuola le regole sono chiare e ben definite. E’ tutto ordinato: si fa così.
A casa c’è “qualcosa che non va” ma non so cosa.
Il tono generale?
Le facce un pò tese?
I rumori (televisione?)?
C’è una tensione subliminale che è una minaccia.
Alla minaccia non definita l’organismo risponde con l’attivazione di circuiti neurali di allarme e ormoni dello stress che sono tutti… eccitanti!
Per carità non sto dando giudizi sulla vostra situazione familiare! Magari siete la famiglia più felice e serena del mondo!
Lei ha fatto solo qualche cenno, ma sto buttando giù qualche spunto di riflessione perchè il punto non è come siete, ma come e cosa percepisce il bambino.
Non è importante vivere o non vivere una situazione di stress.
Quello che conta è trovare (e farsi aiutare se non si riesce) delle vie di recupero dallo stress.
Si chiama Resilienza: è la capacità che ognuno ha di recuperare la situazione di benessere dopo un trauma o uno stress.
Se la nostra resilienza è poca e scopriamo che ci è difficile uscire da situazioni emotivamente stressanti forse è necessario farsi aiutare.
Ci vuole uno psicologo.
Se miglioriamo noi grandi potremo aiutare i nostri bambini a migliorare le loro capacità di resilienza
Che dire? Forza! Non si scoraggi
Come tutte le mamme nelle sue parole si legge un “è colpa mia che non ce la faccio più, mi arrabbio… e il bambino lo percepisce!”
Ci mancherebbe! Oltre tutto quello che fa, deve addossarsi anche “la colpa” di non essere abbastanza sorridente riposata e distesa… “e Federico lo percepisce?”
No. Questa non è la via giusta.
Le consiglio di accettarsi profondamente, dentro, per quello che è.
Di essere “buona” verso se stessa. Meno severa, forse anche un pò autoironica.
Si dia anche il permesso di mandare qualche volta anche tutti quanti “a quel paese” e di prendersi un tempo per se stessa.
E poi… Fortunatamente tra cento anni non saremo giudicati su quello che abbiamo fatto.
Non avrà importanza se saranno state cose buone o pasticci…
Non conta se saremo stati “bravi”.
Tra cento saremo giudicati sull’Amore. Solo su quello.
Di noi resterà, anche nei nostri figli, quanto abbiamo amato e quanto li abbiamo amati. Con tutti i nostri errori.
Forse avremo sbagliato tutto, ma sono sicuro che per loro conterà solo l’ amore che gli abbiamo dato.
Noi facciamo del nostro meglio. Non è il meglio? Pazienza. Ci abbiamo provato, come abbiamo potuto.
Questo basta!
La mamma ideale, perfetta e infallibile… è una schifezza di mamma! E’ un robot freddo, che non si commuove, che non piange mai e ride in modo meccanico perchè non ha emozioni.
Fortunatamente questa mamma super non esiste!!
E allora… stia tranquilla!
Un bambino terremoto? Una figlia adolescente che la manda a quel paese perchè vuole fare di testa sua? Un papà stanco ed esaurito? un figlio di 11 anni che non si capisce che cosa vuole?
Allegria! Certo che non c’è da annoiarsi a casa sua!
Trovi le risorse interne per riderci su e si concentri su tutte le emozioni belle che anche in tutto questo “casino” ci sono certamente!
Forza che ce la fa!

Tratto dalla Pagina Facebook del Dottor Tommaso Montini, postato Martedì 6 ottobre 2015 (clicca sulla data per leggere il post originale).

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Tommaso Montini è un pediatra di famiglia di Napoli, sposato da 30 anni e padre di tre bellissimi figli.
Si interessa di malattie croniche e disabilità. Scrive testi divulgativi di sostegno alla genitorialità, si diletta a tenere incontri e corsi per genitori, ma soprattutto… si diverte molto a fare il pediatra.
Tra le sue pubblicazioni: Meno male che ci sono i bambini!, ed. L’isola dei ragazzi 2004; Me lo dici in bambinese?, ed. Paoline 2009; 4 chiacchiere col pediatra, ed. Franco Angeli 2014; Getzemani! Ingresso riservato, ed. Paoline 2015.

Montini Tommaso

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