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I Consigli del Dottor Montini: Mia figlia ha rubato ad un amichetto, è una ladra?

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I Consigli del Dottor Montini: Mia figlia ha rubato ad un amichetto, è una ladra?

Diego Dic 12
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Tratto dalla Pagina Facebook del Dottor Tommaso Montini, postato Martedì 6 ottobre 2015 (clicca sulla data per leggere il post originale).

“Caro dottore,
la mia bimba ha 5 anni ed è capitato già più volte. Di nascosto “prende”, (non voglio dire “ruba”) i giochi degli amichetti e se li porta a casa, senza dire nulla a nessuno.
Quando me ne sono accorta le ho fatto una “ramanzina”, ovviamente dicendole che sono cose che non si fanno, che non si rubano le cose agli altri e via dicendo. Ora ho questo chiodo fisso: il pensiero che la bimba lo possa rifare! Non so come fare per farmi capire ed essere sicura che la cosa non si ripeta.
Cosa mi consiglia di fare?
Grazie!

Bambina che ruba. Mamma disperata, che si vergogna e già immagina un futuro “carcerario” per la sua piccola!
Il problema mi sembra sempre lo stesso: L’ adultese per affrontare il bambinese!
La bambina vede una cosa che le piace. La vuole.
Lei è il centro del mondo e tutto le gira intorno: non le riesce facile costruire nella sua testolina la sofferenza di una persona che non trova più la sua cosa che è stata portata via.
L’emozione è immediata e semplice: mi piace, la prendo!
Quale è il problema?
Il problema è la difficoltà a comprendere che esiste un mondo, altre persone che provano le mie stesse emozioni, delle regole sociali ecc…
L’autocontrollo, la capacità di reprimere un impulso, la scoperta e la considerazione dell’altro, sono tutte cose che si imparano. Si inizia dai 15 mesi, ma ci vuole un lungo periodo di rodaggio per acquisirle davvero!
Che si deve fare?
Semplicemente dire “non si fa!” in modo chiaro. In bambinese puro!
Se la mamma piange, si vergogna e si avvilisce, vive il “fatto” come una aggressione personale, una minaccia alla sua integrità (della mamma).
Da queste turbolenze emotive non scaturisce un “non si fa” semplice, ma una complessa dissertazione etica o un sermone sul valore della proprietà privata, adatto ad un’aula di tribunale!
La bambina di tutta la spiegazione etica coglie che mamma “non sta bene” per colpa sua.
“La mamma ha fatto una faccia brutta brutta, ha gridato molto e ha detto un sacco di cose, ma non ho capito bene cosa, mi sono molto spaventata e dispiaciuta…”
Tutto questo non perchè “ha rubato” (a proposito: che significa “rubato”? Me lo traduce un attimo in bambinese?) ma piuttosto perche è cattiva e basta, senza speranza e… “meno male che c’è questo orsacchiotto che mi sono portato da quel supermercato! Lo stringo forte, è morbido, lui mi rassicura adesso che sono spaventata!”
Care mamme: questo è il bambinese!
Allora, come bisogna fare?
Prima di tutto mettere le cose al proprio posto: la cosa è grave, ma la bambina… è una bambina!
Non ha nessun gene cleptomane: non è e non sarà una ladra.
Forse deve imparare a stare con gli altri: a comprendere che gli altri esistono e che ci sono delle regole da rispettare.
Forse deve imparare un maggiore autocontrollo.
Forse deve semplicemente crescere.
E’ bella buona e brava, ma deve imparare il “non si fa!”
Il secondo passo è aiutare la mamma a superare le sue insicurezze.
Se nelle questioni lei si lascia coinvolgere emotivamente e lascia venir fuori le sue ansie, il tutto si riempie di significati che straripano dall’argine del “fatto”.
Non si capisce più niente e un problema diventa… UN PROBLEMA!!!
Cosa ci vuole allora? un “NO” fermo e chiaro.
Un “non si fa” senza appello e senza troppe spiegazioni etiche, ma senza un turbamento particolare.
E’ fermezza non disperazione!
Severità non Rabbia!
Traducendo in “medichese” è azione della corteccia critica, adulta.
Della “via alta” del nostro cervello, la corteccia prefrontale, non di quella bassa, limbica gestita dall’Amigdala! (Che è la centralina che innesca le reazioni emotive)
La sgridata efficace non è espressione delle emozioni irrazionali della via bassa: rabbia, paura, sofferenza, prostrazione, disperazione ecc…
E’ fermezza risoluta della corteccia prefrontale, critica, di un cervello maturo che sa controllare le sue emozioni.
Come si fa ad insegnare a controllare gli impulsi emotivi (mi piace, me lo prendo!) se non si controllano i propri (mi metto a piangere perchè sono avvilita?)?
Coraggio, niente di grave.
Ci vuole esercizio. Un passetto alla volta.
Riprenda il suo ruolo autorevole e sereno.
Accogliente, caldo, empatico, ma fermo sulle regole!
Un bacio alla piccola ladra!

Tratto dalla Pagina Facebook del Dottor Tommaso Montini, postato Martedì 6 ottobre 2015 (clicca sulla data per leggere il post originale).

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Tommaso Montini è un pediatra di famiglia di Napoli, sposato da 30 anni e padre di tre bellissimi figli.
Si interessa di malattie croniche e disabilità. Scrive testi divulgativi di sostegno alla genitorialità, si diletta a tenere incontri e corsi per genitori, ma soprattutto… si diverte molto a fare il pediatra.
Tra le sue pubblicazioni: Meno male che ci sono i bambini!, ed. L’isola dei ragazzi 2004; Me lo dici in bambinese?, ed. Paoline 2009; 4 chiacchiere col pediatra, ed. Franco Angeli 2014; Getzemani! Ingresso riservato, ed. Paoline 2015.

Montini Tommaso

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