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Il pisellino: istruzioni per l’uso!

Salute e ambiente

Il pisellino: istruzioni per l’uso!

Diego Set 9
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Tratto dalla Pagina Facebook del Dottor Tommaso Montini

Il pisellino: istruzioni per l’uso!
(Articolo pubblicato tempo fa su UPPA (Un Pediatra Per Amico), la rivista per mamme più bella che c’è (abbonatevi!), ma qui riciclo in edizione integrale (perché fu tagliato per problemi di spazio).
“Aprire o non aprire? Questo è il problema!”
Per i bambini il “pisellino” serve per fare la pipì. (“ma và!”)
Nei lattanti il prepuzio è fisiologicamente adeso al glande come un fodero di protezione.
La cosa “da guardare” è solo che il buchino per far uscire la pipì sia al posto giusto e che il flusso non abbia ostacoli.
Sono cose che valuta il pediatra.
Crescendo, il “pisello” ha tante erezioni spontanee e pian piano il prepuzio si stacca scivolando sul glande.
Lo fa da solo.
A tre anni il glande dovrebbe essere scoperchiabile, ma non c’è fretta.
Un “pisello” ben aperto serve molto dopo!
In questo percorso ci sono momenti in cui lo scollamento è parziale e quindi in alcune zone il prepuzio “si apre”, in altre continua ad aderire.
In questa fase è possibile che, dopo la minzione, resti un residuo di urina nello spazio tra glande e prepuzio.
Le urine sono un ottimo terreno di coltura e quindi i germi possono proliferare in quello spazio provocando infezioni locali o anche urinarie (perché i germi possono anche risalire attraverso l’uretra).
Per questo motivo igienico, la cosa è diventata religiosa ed Ebrei e Musulmani (in questo non sono tanto distanti) circoncidono tutti i loro bambini (Tolgono cioè il prepuzio e lasciano il glande scoperto).
Nel passato c’era l’uso di “aprire il pisello” ai lattanti nel corso delle prime visite: si approfittava del fatto che i piccoli non potevano difendersi!
Era una pratica inutile, dolorosa e anche dannosa.
Forzando, infatti, spesso si traumatizzava il tessuto provocando reazioni cicatriziali (che poi finivano dal chirurgo per una fimosi post traumatica!).
Qualcuno, per essere meno aggressivo, prescriveva la “ginnastica prepuziale” affidando il compito di “far male al bambino” alla mamma, o alla nonna esperta, o al papà “perché sono cosa da maschi!
”Perché? “Perché si deve fare!”
Oggi fortunatamente non è più così ma qualche consiglio di “esperti” più anziani “sul si deve fare” ancora arriva…
Quello che in realtà “si deve fare” è “nulla” quando il bambino è piccolo.
In seguito, quando il prepuzio inizia a staccarsi, è utile lavare per evitare ristagni di urina. In questo caso la “ginnastica prepuziale” è utile, ma senza forzare.
Si dovrebbe “aprire” fin dove è già aperto, solo per rimuovere eventuali residui di pipì.
Quando invece il bambino è grandetto e urina da solo, è corretto insegnargli che ogni volta che fa la pipì, deve aprire bene il prepuzio, urinare e poi richiudere.
Non lo fa quasi nessuna mamma.
I bambini allora hanno grandi problemi di “mira” dal momento che, urinando con il prepuzio chiuso, all’inizio “sparano” da tutte le parti tranne che nel vaso!
Ovviamente questo è il problema minore.
Il rischio vero sono le infezioni in agguato se l’igiene non è curata.
Il pisello va lavato bene anche nello spazio tra glande e prepuzio.
E se non si apre? Lo valuta il pediatra.
Può essere solo un problema di esercizio che si risolve provando e insistendo (senza far male e senza ansia!), ma può essere realmente un problema di fimosi.
In questo caso, prima di arrivare al chirurgo (ci si arriva solo raramente!), si può utilizzare una crema al cortisone associata alla “ginnastica”.
Ma lasciamola prescrivere ai pediatri!
Il lattante “si tocca il pisello e lo tira…” Certo!
Se lo trova lo esplora esattamente come fa con le manine o i piedini!
Lo esplora, ma questo non ha significati particolari.
Verso i due anni l’esplorazione invece diventa attraente.
Se lui lo tocca, diventa duro e genera sensazioni interessanti.
A questa età la mano non “capita” sul “pisello”, ma ci va di proposito con un certo interesse.
Qualche volta le sensazioni creano perplessità e dubbi.
Il percorso sarà lungo per mettere a fuoco il “come gestire un pisello” ma la strada imboccata inizia presto.
Una domanda insolita che mi è arrivata più di una volta: “Ma come si deve mettere il pisello nel pannolino? Dicono che deve essere sempre messo all’insu!”
La mia risposta banale: “come capita. Non ha nessuna importanza”.
L’uso di metterlo all’insù è stato introdotto dai maschi più grandi che lo mettono così nelle mutandine, convinti che in questo modo “si veda di più e sembri più grande”.
E’ l’equivalente dell’ovatta messa nei pantaloni dei film di Verdone.
Secondo questi uomini, le donne sono più colpite e attratte se in quella zona c’è una protuberanza maggiore.
Non credo che sia così, ma non sono una donna e ho troppa stima delle donne per immaginare che il sistema serva a qualcosa…
In ogni modo, non so come e perché, vedo che anche molte “mie mamme” hanno cura di riporre i pisellini dei loro bambini accuratamente in sù.
Non fa male, quindi facciano pure…
Ma non insegnassero ai bambini che per far colpo è meglio aggiungere ovatta nei pantaloni!

Tratto dalla Pagina Facebook del Dottor Tommaso Montini

 

Tommaso Montini è un pediatra di famiglia di Napoli, sposato da 30 anni e padre di tre bellissimi figli.
Si interessa di malattie croniche e disabilità. Scrive testi divulgativi di sostegno alla genitorialità, si diletta a tenere incontri e corsi per genitori, ma soprattutto… si diverte molto a fare il pediatra.
Tra le sue pubblicazioni: Meno male che ci sono i bambini!, ed. L’isola dei ragazzi 2004; Me lo dici in bambinese?, ed. Paoline 2009; 4 chiacchiere col pediatra, ed. Franco Angeli 2014; Getzemani! Ingresso riservato, ed. Paoline 2015.

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