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L’importanza dello svezzamento

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Pur essendo passati 4 anni, me lo ricordo come se fosse ieri lo svezzamento di mio figlio. Era un bimbo un po’ cicciottello, proprio come piace alle nonne del sud, aveva dei piedini a plumcake e delle cosciotte da mangiare a morsi.
Avevamo paura, come tutti i genitori presumo, che con lo svezzamento avrebbe cominciato a mangiare di meno e invece per mia grande sorpresa (ma anche no!) fin dal primo cucchiaino, Enrico era ben più che disposto a spalancare la bocca ogni volta che gli si porgeva un cucchiaino, indipendentemente dal contenuto!

Ma prima di soffermarci sulla mia esperienza personale, apriamo una piccolissima parentesi “scientifica” sullo svezzamento. Grazie agli esperti di Nutripedia.it ho imparato che lo svezzamento è scientificamente conosciuto come divezzamento o alimentazione complementare. Da questo momento in poi ogni volta che leggerete qualcosa scritto in corsivo, sappiate che è frutto degli studi e dei consigli degli esperti di Nutripedia.it

Come in ogni fase della crescita ogni bimbo è differente e sono tante le variabili che concorrono all’inizio dello svezzamento. Mio figlio ad esempio, non aveva ancora compiuto i 5 mesi quando il pediatra ci ha consigliato di svezzarlo. Io che nel frattempo avevo letto tutto il leggibile sull’argomento chiesi al dottore “Mi scusi, ma non bisogna attendere il compimento dei sei mesi” e lui tra il rassicurante e l’ironico mi rispose “Stia tranquillo! Enrico è già pronto!”
Così io e mia moglie, con la supervisione delle nonne (che volente o nolente non manca mai) cominciammo a preparargli le prime pappine.

Tutte le nonne, ma soprattutto i quattro libri che avevo letto sull’argomento, erano concordi: la base per la pappa è il brodo vegetale! Tra verdure fresche e omogeneizzati di verdure, cominciammo la fase di svezzamento. Come già scritto prima, Enrico non ha mai mostrato né segni di disappunto né tantomeno di voler rifiutare in qualche modo questo nuovo modo di approcciarsi al cibo, che fino a quel momento era limitato esclusivamente al latte.

Inizialmente è preferibile, per integrare il fabbisogno di ferro e zinco, cominciare ad introdurre i vari tipi di carne e i legumi decorticati. Non va aggiunto né sale né dado. Alla fine della pappa o, in alternativa, a mattina o pomeriggio, proporre frutta fresca di stagione (banana schiacciata, pera o mela grattugiata – senza aggiungere lo zucchero) o mezzo omogeneizzato di frutta senza zuccheri aggiunti.

Dopo un po’ di tempo, sul consiglio del pediatra, cominciammo a variare gli alimenti: legumi, uova, formaggio, pesce per l’apporto proteico. Dopo circa 4 settimane cominciammo anche a introdurre riso, farro, avena e altri cereali diversi e più passava il tempo, più Enrico cominciava ad apprezzare!

Attenzione agli squilibri nutrizionali: Le indagini nutrizionali dimostrano che la dieta dei lattanti è caratterizzata da una elevata assunzione di proteine ed un basso apporto di lipidi.
I più recenti studi hanno dimostrato che esiste un eccesso di assunzione proteica e, per non eccedere, è opportuno non associare nello stesso pasto diversi alimenti a prevalenza proteica, quali carne, pesce, legumi, formaggi e uova e non aggiungere formaggio grattugiato in pappe altre fonti proteiche.
Dall’altro lato, una corretta assunzione di grassi è invece molto importante per lo sviluppo ottimale del sistema nervoso, per il trasporto di vitamine liposolubili, per soddisfare il bisogno di acidi grassi a lunga catena, ma anche per un buon sviluppo del gusto e per educare ai sapori, poiché i grassi sono i trasportatori degli aromi dei cibi. Vi sono evidenze che una eccessiva assunzione di proteine di nelle prime fasi della vita può contribuire ad aumentare il rischio di sviluppare obesità.

Una cosa che ho imparato dalla mia esperienza personale è che non bisogna avere fretta. Se avete paura che il passaggio dal latte ad altri tipi di alimenti possa essere traumatico, prima di avviarlo in maniera definitiva allo svezzamento, cominciate a farlo giocare con il cucchiaino, ad esempio, che da quel momento diverrà il suo migliore amico! 🙂
Non bisognao obbligatoriamente cambiare continuamente, fatelo abituare gradualmente all’assunzione di nuovi alimenti in modo che possa cominciare ad apprezzare e gustare i sapori e capirne le reazioni.

Non proporre alimenti nuovi mentre il bambino è ammalato: può essere facile che ci sia un “rifiuto”.

All’inizio Enrico non dimostrava particolare interesse per un alimento piuttosto che per un altro, ci sono voluti anni prima che cominciasse ad avere dei gusti personali.
E ora che comincia ad averne, cerco sempre di convincerlo con frasi del tipo: “Ma perché non lo vuoi? Da piccolo ti piaceva così tanto!! “

Questa è la mia esperienza personale sullo svezzamento, come avete potuto constatare, sono stato abbastanza fortunato sotto questo punto di vista (ma ciò non vuol dire che tutto sia stato rose e fiori).

Raccontatemi le vostre esperienze e se volete avere info in più consultate Nutripedia.it ai seguenti link:

http://www.nutripedia.it/regole-d-oro-per-lo-svezzamento/
http://www.nutripedia.it/quando-iniziare-alimentazione-complementare/

Post in collaborazione con il Progetto Nutripedia




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