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Una giornata da soli a Leolandia

Vita da papà

Una giornata da soli a Leolandia

Diego Giu 6
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Dato che venerdì scorso mio figlio non aveva voglia di svegliarsi, per convincerlo gli avevo fatto una promessa: se si fosse svegliato in tempo per andare a scuola, il giorno dopo lo avrei portato a Leolandia.
Se siete degli assidui fan della pagina, sapete che ho mantenuto la promessa.
Ora Leolandia è un parco bellissimo per tutta la famiglia ma riuscite a immaginare come possa essere per un papà passare una giornata in questo posto meraviglioso da solo col suo piccolo?

Ecco a voi il racconto de “Papà Jones alla ricerca della pazienza perduta!”

Partiamo da Milano verso le 11, il navigatore dice che ci vogliono 40 minuti, ora dato che mio figlio soffre tantissimo l’auto ed ho il terrore che possa vomitare, adotto la doppia tattica “chiacchierata tra maschiettie Tranqi Funky (cioè io canto la canzone e lui la balla e viceversa per circa 57 volte).

Arriviamo alle 12, decido di parcheggiare davanti all’ Iper (Saluta Andonioooo) prendo lo zainetto con i 7 ricambi previsti tra giochi con l’acqua e sudore e ci avviamo verso l’ingresso.

Appena sceso dalla macchina, nonostante quasi un’ora seduto in macchina, Enrico mi guarda e mi porge le braccia, faccio finta di non guardarlo ma lui mi si para davanti e comincia a urlare “Papà in Braccio!”
Ero già tutto sudato, con la maglietta attaccata alla pelle, lo zainetto sulle spalle e mi son detto tra me e me “Hai fatto 30, fai 31”, me lo carico sulle spalle e via! 2 km a piedi con 15 kg sulle spalle più zainetto.

Entriamo e c’è un sole che spacca le pietre, guardo Enrico e gli faccio “Dai! Scendi dalle spalle facciamo una foto” “No, voglio rimanere sulle spalle, facciamo la foto sulle spalle!” Ok! Selfie sulle spalle fatto!

Ci avviamo verso le attrazioni
D: Enrico guarda! I tronchi, ci vogliamo andare?
E: No, non mi voglio bagnare!
Cominciamo bene, considerando che ci sono 40 gradi all’ombra e prima o poi sarò costretto a bagnargli la testa per evitare di fargli prendere un coccolone.

Bene, dunque, prima tappa: Il Trenino Thomas!
Arrivati alla stazione troviamo un ragazzo vestito da capostazione che prova a intrattenerci facendoci delle domande sui cartoni animati, la cosa grave era che conoscevo tutte le risposte……resta il fatto che alla quindicesima domanda volevo far deragliare il treno!
Comunque dopo circa 10 minuti di attesa arriva il Trenino Thomas, saliamo e ci facciamo un giretto del Parco.

Seconda tappa: Giostra con cavalli, semplice, rapida e indolore!

Parte la mia seconda proposta:
D:Enrico andiamo su Mediterranea, la nave dei pirati in cui ci si spara acqua, così ci divertiamo e ci rinfreschiamo un po’?
E: No! Non mi voglio bagnare!

E la ho cominciato a dialogare con il mio cervello in stile Homer Simpson:
C: Diego, ci ha detto di nuovo di no!
D: Eh ho visto!
C: E quanto hai speso?
D: 60 Euro
C: Sei un pirla!
D: Lo so!




E così andiamo al Bici Da Vinci, una giostra con le bici volanti. Inizialmente non avevo capito che se pedalavi andavi in alto, poi quando me ne sono accorto, ho cominciato a pedalare così forte che si stava staccando la postazione dalla giostra!

Ah scusate, avevo dimenticato un particolare importante:
Due settimane fa, alla BabyRun Enrico ha incontrato Leo, la mascotte di Leolandia e rimembrando le visite di quasi un anno fa, gli ha detto “Leo, ti ricordi di me? Ci siamo già conosciuti!”, apparentemente il povero ragazzo che era dentro al pupazzo a fare la sauna pare gli abbia detto di sì, dopodiché è successa la tragedia! Assieme a Leo c’era una piratessa con i capelli rossi che ha detto a mio figlio “Vienici a trovare presto!” , questo ha causato una reazione da parte di mio figlio che praticamente mi ha distrutto: a partire dal lunedì successivo, con frequenza quotidiana ha cominciato a dire “Papà, la piratessa mi ha invitato, mi devi portare a Leolandia!”

Dunque una volta a Leolandia, Enrico, dato che aveva ricevuto un invito ufficiale, ogni mezz’ora aveva un sorta di flash back e mi diceva “Papà andiamo a cercare la piratessa!” e cominciava a correre come un disperato a urlare “Piratessaaaaaaaa, dove seiiiiii????”, in quel momento una parte di me lo voleva uccidere, per il fatto che dovessi corrergli dietro con un sole che spaccava le pietre, ma c’era anche un’altra parte di me che in quanto maschio ero fiero del fatto che mio figlio fosse in cerca della piratessa!

Abbiamo fatto una pausa per il pranzo, pausa si fa per dire, dato che io provavo a mangiare e lui correva ovunque rifiutandosi di mangiare l’hamburger che mi aveva chiesto ardentemente nei 15 minuti precedenti.
Alla fine ho dovuto mangiare sia il mio che il suo panino…. però poi non ditemi che se sono grasso è colpa mia!

Fa caldo, troppo caldo! Devo trovare un modo per farlo stare al fresco! Ero lì che arrancavo con Enrico sulle spalle, quando ad un certo punto mi appare come un’oasi nel deserto un galeone pieno di scivoli e corde da scalare, ma soprattutto pieno di fontane che sparano acqua ovunque. Non ci penso due volte, spoglio Enrico, gli metto il costumino e lo butto nella mischia! Non so quantificare il tempo che ha giocato lì, so solo che in quel momento avrei tanto voluto essere un bimbo per potermi bagnare con l’acqua anziché sudare come un cammello nel deserto del Sahara!
Spinto dalle allucinazioni dovute al caldo, ho ricominciato a dialogare con il mio cervello, che questa volta ha assunto le sembianze di Alberto Angela
C: Pirla!
D: Che c’è?
C: Enrico sta giocando nell’acqua!
D: E quindi?
C: Ora lo puoi portare in quelle giostre di prima in cui non voleva bagnarsi!
D: Bella idea, bravo!
C: Grazie!

Prendo Enrico, lo asciugo, lo cambio e gli dico fiero e soddisfatto “Enrico, andiamo sui tronchi o sulla nave che spara acqua?” lui attende qualche secondo, ci pensa e poi mi dice “In nessuno dei due! Dei tronchi ho paura e sulla nave mi bagno gli occhiali!”…. “E li togliamo gli occhiali a papà!” gli rispondo prontamente “No, se li tolgo non riesco a vedere dove sparo!” controbatte giustamente!

Niente, rinuncio definitivamente e decido di punirlo per questo rifiuto! Lo porto a vedere Minitalia!
Cominciamo a farci il giro di tutte le città e capisco dopo qualche passo che questa mia idea mi si è ritorta contro. Infatti Enrico comincia con una valanga di “Dove siamo qua?” “Chi è Lui?” “Come si chiama questo?” “Che posto è questo?”.
Mi sono quindi messo in modalità guida e ho cominciato a spiegargli tutto quello che sapevo, città per città, monumento per monumento, personaggio per personaggio. Ero così preso che non mi ero accorto che a noi si era aggregato un gruppo di giapponesi che seguiva con attenzione tutte le mie spiegazioni. Me ne sono accorto solo alla fine quando finito il giro si sono allontanati ed Enrico mi fa “Papà! Quei signori hanno fatto un sacco di fotografie!”

Dopo i giapponesi abbiam fatto tutte le giostre, tranne ovviamente quelle che volevo fare io perché o aveva paura o non aveva voglia!

Ora lasciatemi aprire un piccolo paragrafo a parte per colei che viene considerata l’attrazione regina di Leolandia: la casa di Peppa Pig!
Ci siamo già stati, 1 ora di fila per farsi il giretto della casa che non dura più di 5 minuti, 6 se ti fai la foto con Peppa. L’ultima volta Enrico alla vista di Peppa ha cominciato a piangere come un disperato, quindi speravo con tutto me stesso che questa volta si potesse evitare. Peccato però che non avevo fatto i conti con l’oste. Dopo una giornata intera trascorsa a evitare di passare nei pressi della zona della casetta di Peppa Pig, succede qualcosa che non mi aspettavo: Una voce dal megafono dice (più o meno): “Bimbi venite nel magico mondo di Peppa Pig, Peppa vi aspetta nella sua casetta!”…… Dopo questo annuncio, faccio lo gnorri e e cerco in tutti i modi di distrarre Enrico facendo il cretino con facce, voci e qualsiasi altra cosa, ma purtroppo non serve a niente. Enrico mi guarda e mi fa:
“Papà voglio andare nella casa di Peppa Pig!”
D: “No Enry, ci siamo già stati l’altra volta e non ti è piaciuta!”
E: “Non è vero, voglio andarciiiiiiiiiii”

Niente, mi rassegno e mi dirigo verso la casetta di Peppa Pig. Arriviamo e c’è una fila lunghissima che nemmeno al padiglione del Kazakistan all’Expo! Un’ora e mezza di fila, entriamo e nel giro di due minuti siamo fuori, mentre siamo per uscire una ragazza ci ferma e ci fa “Se aspettate due minuti arriva Peppa e vi potete fare la foto con lei!”, a queste parole Enrico comincia a piangere e a correre veloce come Ben Johnson ai mondiali dell’85!

Nel frattempo si fanno le sei e il parco sta per chiudere e ce ne accorgiamo dal fatto che arrivano i ragazzi in costume, cantando e ballando la sigla di chiusura! Ci mettiamo in fila dietro di loro e dopo circa 10 sigle ci avviamo verso l’uscita.

Andiamo verso la macchina e…… sorpresa delle sorprese, la macchina non parte!
A stento mi reggevo in piedi ero rosso come un peperone ed Enrico cominciava ad avere fame! Ma fortunatamente i gestori della pompa di benzina dell’Iper di Brembate mi hanno gentilmente fatto ripartire la macchina che aveva la batteria a terra! Degli angeli davvero! <3

Beh che dire è stata davvero una giornata stancante, ma credetemi ne è valsa davvero la pena! Se avete il tempo, andate a farvi una capatina a Leolandia! Ovviamente da soli coi pargoli come ho fatto io è masochismo allo stato puro ma come dicono a Milano “S’adda fa!” 🙂

P.S. Enrico quando siamo tornati a casa ha detto alla mamma che non ho voluto portarlo sul galeone con i cannoni che sparano acqua!!!




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