Papà, non mi piace!

Non ci crederete, ma passo tantissime ore a settimana a cercare di convincere mio figlio a mangiare cose nutrienti ma lui non vuole proprio saperne. Uso sempre argomenti inattaccabili come se fossi un avvocato durante l’arringa finale di un importante processo ma niente. Lui riesce sempre ad avere l’ultima parola e sappiate che sa essere davvero molto convincente.

Invece quando era piccolo, mangiava di tutto, era un bimbo bello “tondo” con i piedini a plum cake e i cosciotti da prendere a morsi. 

Poi crescendo ha cominciato a formare una sua identità che spazia in differenti campi, tra cui quello alimentare.

A partire dai due anni, quelli che in molti definiscono “I terribili due” ha smesso di mangiare qualsiasi cosa gli si parasse davanti, cominciando ad avere dei gusti personali in fatto di alimentazione, basati su differenti fattori che variavano in base al periodo.

C’è stato il periodo in cui non voleva la frutta, poi è passato al periodo in cui non voleva i legumi, poi ha cominciato a preferire il riso alla pasta e di volta in volta si sono aggiunti rifiuti differenti senza alcuna spiegazione logica.

Ad esempio questo è il periodo del “rifiuto del verde” e non parlo di abbigliamento o di Hulk. In questo momento Enrico se vede qualcosa di verde in un piatto, anche se piccolissima, non vuole mangiarla. Ed è davvero molto strano se consideriamo che fino a poco fa divorava spinaci e non mangiava la pizza senza basilico.

Ho avuto la possibilità di confrontarmi con gli esperti di Nutripedia sul corretto comportamento alimentare e, dato che nello scorso blog post avete molto apprezzato la fusione tra la mia esperienza personale e il parere degli esperti, anche questa volta, troverete in corsivo le parole degli esperti.

Una cosa che mi hanno insegnato è che la nutrizione nelle prime età della vita condiziona non solo la crescita corporea del bambino, ma anche il suo sviluppo e le future capacità intellettuali.  Quindi bisogna fare in modo che i nostri figli abbiano un tipo di alimentazione che possa essere allo stesso tempo sana e variata, in base alle diverse fasi della crescita.

La neofobia (la paura di ciò che nuovo) per un bambino in fase di crescita è più che normale! Il bambino comincia ad essere consapevole di se stesso e costruisce la sua identità affermando la sua presenza nel mondo anche attraverso l’opposizione a mangiare determinati cibi e volendo decidere in autonomia di cosa nutrirsi. Durante la fase neofobica i bambini rifiutano soprattutto nuovi frutti, verdure e proteine, ma anche altri alimenti. Il rifiuto può riguardare il colore, l’aspetto o la consistenza dei cibi. È fondamentale quindi far fare al bambino un’esperienza precoce attraverso i “sapori” dell’alimentazione materna percepiti mediante il liquido amniotico in gravidanza, continuando con l’allattamento e completando l’esplorazione durante la fase dello svezzamento.

Per quanto mi riguarda, dallo svezzamento in poi, abbiamo sempre fatto in modo che Enrico si potesse approcciare al cibo in maniera autonoma, all’inizio soprattutto grazie al tatto, facendogli mettere anche le manine nella pappa, per capirne la consistenza. Ha cominciato dunque ad affidarsi a tutti i suoi sensi per poter scegliere cosa potesse essere o meno di suo gradimento. Come ho scritto prima, ha attraversato diverse fasi di rifiuto, probabilmente dovute al fatto che non vuole modificare le sue certezze anche se solo per periodi brevi.

Eppure nonostante tutto non ci siamo arresi, provando in differenti modi a fargli assaggiare un po’ di tutto, buttandola soprattutto sul gioco e sulla risata.

Ho tanti amici e parenti che pur di far mangiare i propri piccoli, gli cucinano sempre le stesse cose.  Mi rendo conto che dopo un po’ assistere a pianti a dirotto e capricci possa far stancare i genitori ma anche confrontandomi con gli esperti di Nutripedia, mi sono reso conto che questo modo di fare può realmente creare possibili problemi nello sviluppo di un corretto comportamento alimentare.

Una delle cose che ho cominciato a fare per dare il buon esempio a mio figlio è stato mangiare tutti quegli alimenti che ho sempre odiato e per cui mia madre non era mai riuscita a convincermi. Sono o non sono il padre migliore del mondo? 

Educare ad un corretto stile di vita e ad un’alimentazione equilibrata sin dalle primissime epoche della vita vuol dire gettare le basi per la salute futura. Ricordare che il bambino non è mai un piccolo adulto e che, a maggior ragione, non lo è nei primi anni di vita, è cruciale: scegliere la qualità e non solo la quantità degli alimenti e responsabilizzare il genitore, e più in generale le persone che interagiscono col bambino e hanno influenza su di lui, deve essere un obiettivo fondamentale della società moderna.

IMPORTANTE: Non mi ritengo assolutamente un esperto di alimentazione e tutto quello che riporto l’ho appreso dagli esperti del progetto Nutripedia, lo scopo di questo post è potermi confrontare con voi su argomenti che possano essere utili a tutti noi genitori per cui, se vi va di dire la vostra, confrontiamoci!


Post in collaborazione con il Progetto Nutripedia

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